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Canapa sativa, è boom.

Scacciata dalla porta principale negli Usa a causa del proibizionismo nel 1937, e di rimbalzo anche in Europa, la canapa sativa rientra ora dalla finestra. Aumentano le coltivazioni in Trentino ed Emilia di questo vegetale coltivato da almeno 10.000 anni, dalle innumerevoli proprietà e dal quale si possono ottenere una grande varietà di prodotti. E’ pianta rustica, annuale, in grado di crescere anche in terreni poveri o paludosi.

Suddivisa in due grandi famiglie, sativa ed indica. Quest’ultima contiene i principi attivi che ne hanno causato l’ostracismo. Il THC che interagisce col sistema endorfinico, causando il rilascio di dopamina e generando la tipica sensazione di rilassatezza cannabinoide,  è contenuto solo nella varietà indica, mentre nella varietà sativa è quasi completamente assente.

Coltivata in grande quantità sul territorio italiano, dal medioevo in poi ebbe un grande successo per le sue lunghe fibre, utili sia per il tessile che per produrre cordami e carta. Le provincie di Bologna e Ferrara erano fornitori ufficiali delle tele per velerie e cordami della marina britannica. Con l’avvento delle navi a vapore iniziò il declino della coltivazione. Si continuò a piantarla soprattutto per l’utilizzo nella fabbricazione della carta.

Proprio la carta fu una delle cause del proibizionismo statunitense, la Hearst Inc., editore di giornali e proprietaria di cartiere, aveva investito molto nella produzione di carta da residui di legno. Per i suoi processi utilizzava moltissimi solventi chimici forniti dalla Du Pont, l’alleanza tra questi due potentissimi poli industriali pose le basi per una campagna denigratoria che pose in cattiva luce tutto il procedimento di coltivazione della canapa e ne portò alla proibizione su tutto il territorio USA. A questo si aggiunse anche  il tentativo, riuscito, di rallentare l’uso dell’olio combustibile di canapa a favore del petrolio, e quello della diffusione del Nylon, brevettato dalla stessa DuPont.

Nello stesso periodo è anche entrata in uso la pratica di chiamarla Marjuana, un termine di origine messicano, con intento denigratorio in quanto il Messico era nemico in quel periodo storico, la disinformazione e la criminalizzazione della cannabis  contribuì a porre i prodotti a base di canapa in una luce molto negativa.

Attualmente la coltivazione di canapa sta sondando molti altri campi, oltre al tessile, con prodotti interessanti in campo alimentare con tisane,  infusi, bevande, e la preparazione di spiriti aromatizzati.

I semi vengono usati anche per insalate o come integratori alimentari, al naturale o tostati. Molti i prodotti da forno, ottimi per i celiaci, a base di farine ottenute dai semi della canapa. Di altissimo valore nutrizionale sono in grado di costituire, opportunamente lavorati, un sostituto del tofu, con un costo molto inferiore a quello ottenuto dai fagioli di soia. Il latte ottenuto frullandoli in acqua, ha un piacevole retrogusto di nocciola. Se macinati e con aggiunta di latte danno vita al gruel, una eccellente colazione.

 Dal fusto della sativa alto dai 2 ai 5 metri si ricavano forti fibre tessili, dai semi spremuti si ricava un olio ricco di Omega 3 e Omega 6, dalle molteplici qualità terapeutiche, che è alla base di molti cosmetici; dalle resine elementi utili in campo medico; dai residui della lavorazione mangimi per animali. Dai fusti messi a fermentare si ricava etanolo di canapa, utilizzato come bio carburante.