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Heathrow, airport babilonia in Brexit

Per ragioni di lavoro ci stiamo recando negli Stati Uniti e abbiamo un transito relativamente veloce a Londra, scalo all’aeroporto internazionale Heathrow. Abbiamo un po’ di tempo e ci siamo guardati attorno per cogliere evoluzioni per noi common people in piena fase Brexit.

Heathrow è enorme, è stato costruito in tempi diversi e presenta le incongruenze architettoniche e urbanistiche delle costruzioni che si assommano ad altre preesistenti. A differenza dei principali hub, i Terminal non sono collegati in sotterranea, ma in superfice, a collegare il 2, 3, 4 (nazionali, europei ed internazionali) al Terminal 5, quello da cui partono i voli intercontinentali c’è un servizio navetta di autobus che impiega dai 12 ai 15 minuti. Non è comodo, ma ti da la possibilità di cogliere l’immensità di questo aeroporto.

Per un europeo, non abituato alle grandi città, Heathrow rappresenta uno choc culturale, il perfetto melting pot di etnie rimescolate: ieri, ad esempio, l’autista del bus era di chiara origine mongola, l’addetto alle porte del Bangladesh, le inservienti al controllo caraibiche, africane, coreane, cinesi…e così via.

Di Heathrow disturbano le dimensioni sconvolgenti e gli eccessi di controlli, ogni 10 metri qualcuno in divisa vi chiede di controllare il passaporto e la carta d’imbarco senza alcun apparente motive se non ingolfare con un’altra coda i vostri tempi di collegamento fra un volo e l’altro. Se aggiungete a questa meticolosità la paranoia di controllo delle compagnie aeree, avrete un cocktail esplosivo di lentezza esasperante.

Il controllo alla dogana è corretto e necessario, ciò che non è necessario è la petulanza dei controlli eseguita a monte, in una babilonia di accenti cosmopoliti, spesso dall’inglese incomprensibile, conditi da indicazioni non coerenti, tanto che il rischio di perdere la coincidenza è molto forte, se non avete almeno due ore di tempo.

Non sono ancora evidenti i segnali del dopo Brexit, Teresa May sta tentando di tenere un low profile e non spaventare troppo i non residenti, ma la stampa inglese si sta  riempiendo di casi di persone brutalmente invitate a lasciare il paese anche se vi hanno vissuto per molti anni e in alcuni casi hanno avuto figli e lavorato, è il caso di alcune caregiver (badanti). Ovviamente questi inviti non sono rivolti alle classi più ricche a cui il governo inglese e la città di Londra in particolare offrono condizioni vantaggiosissime.

Parlando qua e là raccogliamo alcune note degne di segnalazioni: l’ufficio passaporti ci racconta che le richieste per la doppia cittadinanza inglese o del Nord Irlanda a favore dell’Irlanda è aumentata esponenzialmente, chi può si mette ai ripari. Le agenzie di locazione temono una restrizione delle condizioni di lavoro dei cittadini provenienti da altri paesi e rifiutano di affittare. Anche il costo reale della vita è aumentato a fronte di un calo degli stipendi, il che rende meno interessante per i lavoratori restare in UK.

Al momento i settori più in crisi rispetto al dopo Brexit sono quello degli insegnanti universitari e dei ricercatori accademici che stanno lasciando l’Inghilterra con un ritmo superiore al 20%, l’altra categoria in forte agitazione è quella degli infermieri e addetti alla sanità. Il NHS dopo aver promesso ponti d’oro per sopperire alla forte domanda di lavoratori del settore si troverà presto a dover assumere mano d’opera sottopagata e non così qualificata da paesi extraeuropei. Il malcontento da parte degli operatori con cui abbiamo parlato è evidente e l’incertezza per il futuro molto forte: Londra e l’Inghilterra non sono più mete sicure per sbocchi lavorativi interessanti.

Il Babilonia airport, esempio della società inglese, fra qualche anno come si evolverà?  Tenere sotto controllo questa gestione della presenza dei diversi ci farà riflettere sul come gestire le persone rispetto alle esigenze della nostra società anche italiana? Troppo lassismo no, eccesso di ideologia probabilmente nemmeno.

Ora dobbiamo correre, il nostro terminal è ancora lontano e altri 5 controlli potrebbero essere la nostra croce e delizia.

Luigi Carnevali