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La Primavera non bussa, lei entra sicura

… cantava De Andrè. E’ la stagione simbolo della rinascita, del cambiamento, del rinnovamento, la natura lo manifesta in modo impetuoso, con i tenui colori delle fioriture degli alberi da frutto, dal rosa dell’albicocco al bianco di meli e ciliegi, coi profumi che esplodono nell’aria a richiamare api ed insetti all’impollinazione.

Anche i nostri corpi sentono la nuova energia che pervade e si intrufola nella nostre cellule, sollecitate ad un più rapido ricambio. Provocano una mutazione del bioritmo stravolgendo le nostre pratiche quotidiane. Questo veloce ricambio si accompagna ad un leggero torpore, “aprile dolce dormire”, che ci impone di approfittare di questo rinnovamento fisico, dedicando più ore al sonno.
Anche i ferormoni si mettono in movimento, l’attività sessuale viene spinta a nuovi apici, è la stagione degli amori, nuovi o reiterati, anche in questo la natura mostra la “joie de vivre”, nella frenesia che coglie molte specie animali. Nemmeno noi umani restiamo indifferenti a questi fermenti, infatti molti flirt ed infatuazioni hanno inizio nella prima stagione dell’anno.

Primavera deriva da un termine sanscrito che significa splendente, ed è proprio questa qualità di far risplendere, a renderla una delle più amate, suggestive e celebrate stagioni. Poeti, cantori e scrittori le han dedicato poemi, carmi, citazioni e canzoni. E’ ovviamente anche la stagione della Pasqua, essa stessa simbolo di resurrezione e rinascita.

C’è una magia sottile che lega i miti e le tradizioni di quasi tutti i popoli, all’Equinozio di Primavera. Amori, morte e rinascita, sono i temi presenti nelle leggende di tutta Europa e Asia, simboleggiate dal momento in cui le ore di luce sopravanzano quelle della notte, segnando la fine dell’inverno e della stagione più dura.
Le uova, come simbolo cosmico della rinascita, appartenevano già alle tradizioni dell’antico Egitto, venivano colorate e appese agli alberi, ed erano simbolo della Fenice, l’uccello sacro in grado di rinascere dalle proprie ceneri, in un’infinita rigenerazione.

I roghi e i falò accesi nella notte dell’Equinozio hanno radici molto remote, e sono presenti in moltissime culture, il fuoco stesso è simbolo di mutazione e rinnovamento: si bruciano le cose vecchie per far spazio a quelle nuove, si scacciano le lunghe e fredde notti, e si lascia spazio ai nuovi prodotti dei campi.
Nelle feste celtiche “Beltaine” (bel fuoco), si costruivano grandi falò. I giovani erano spronati a saltare tra le fiamme, in un simbolico viaggio spirituale benefico, che li avrebbe aiutati nella scelta della sposa o ad ottenere benevolenza dalle divinità per ogni opera intrapresa.
Nella tradizione persiana di “Naw Ruz”, che dura 13 giorni, l’intera famiglia ancora oggi, salta sui falò accesi nelle strade, per bruciare simbolicamente l’anno vecchio ed entrare purificati nel nuovo anno.