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AirBnB: chi paga i servizi locali?

Potrebbe cominciare a scricchiolare l’impero della piattaforma web dell’affitto a privati organizzato da Airbnb. La new economy si è attirata le antipatie delle associazioni alberghiere, ma soprattutto quelle degli amministratori delle più grandi città, che vedono stravolti i quartieri storici dove i residenti vengono sfrattati per fare spazio a turisti che ovviamente non conoscono l’area e non si integrano col tessuto cittadino.

Comprensibile che ricevere solamente le briciole di un business così grande, che  utilizza appieno le risorse locali in termini di servizi, senza dare quasi nulla in cambio, abbia innervosito molti consigli comunali. La stretta più recente si è avuta a New York, dove i locatari dovranno presentare l’elenco aggiornato e dettagliato di chiunque affitta in città. La legislazione newyorkese non permette affitti inferiori al mese di durata, mentre la forza di airbnb è quella di riuscire ad affittare per pochi giorni spesso un solo weekend.

L’elenco svelerà le associazioni e le agenzie di professionisti che sfruttano questa falla della tassazione, accorpando decine o centinaia di locali, mentre l’origine della piattaforma avrebbe dovuto essere occasionale ed hobbistica. Scatteranno sicuramente molte sanzioni, ed è probabile una forte riduzione del numero di locali a disposizione, questo dovrebbe anche garantire una concreta diminuzione dei pagamenti in nero ed esentasse, per chi svolge questa attività in maniera professionale.

Anche Parigi sta valutando una forte riduzione dei locali affittabili, con una nuova regolamentazione entrata in vigore nel 2017, che sta facendo piovere sanzioni a valanga, per coloro che superano il limite consentito di 120 giorni annui di affitto. Ogni appartamento deve essere registrato in comune, ricevendo in cambio un numero di matricola, che dovrà essere riportato all’ingresso dell’appartamento e dovrà comparire in tutte le transazioni sul web. L’anno scorso l’Hotel de la cite(Municipio) di Parigi ha recuperato 1.319.500 Euro grazie alle sanzioni emesse contro gli inadempienti.

In Portogallo è entrata in vigore una norma che consente ai vicini di intervenire nella concessione della licenza, per consentire un controllo più attento del territorio, ed evitare che molti proprietari di case, cerchino di sfrattare gli anziani residenti nei centri storici, per approfittare degli affitti brevi. Anche in questo caso ha avuto un forte ascendente sui legislatori la percezione che oltre allo svuotamento delle parti storiche delle città, le tasse finiscano in qualche paradiso fiscale, anziché nelle casse comunali.

In Italia le norme non sono sempre ben chiare, speriamo che una legislazione omogenea, priva delle eccezioni localistiche, più chiara e semplice da applicare, consenta di far risparmiare i turisti, che vogliano utilizzare Airbnb, ma non a scapito dei residenti e dei servizi locali.